Altroconsumo, la Cypraea e il Caffè Maresca

Anna Maione, Valeria Riccardi, Cecilia Coppola, Michele Gargiulo

Anna Maione, Valeria Riccardi, Cecilia Coppola, Michele Gargiulo

L’Associazione Altroconsumo, nata nel 1973 a Milano, impegnata nella tutela dei diritti del consumatore e nell’educazione ad una buona e corretta alimentazione, ha proposto a Piano di Sorrento un incontro “Check-up diritti. Caffè alla prova: qualità ed impatto ambientale” nel corso di un ciclo di manifestazioni che sono partite da Napoli per toccare diversi Comuni italiani. L’evento ha il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, la collaborazione dell’Università della Cucina Mediterranea, dell’Associazione Culturale Cypraea onlus e dei Comuni in cui si svolgono queste conferenze durante le quali si discute, con la cittadinanza, sulle abitudini alimentari diffuse, come migliorarle, e come evitare quei cibi inadatti al nostro organismo.

Una iniziativa salutare importante moderata da Vincenzo Califano, giornalista (UcMed), che vede la presenza di numerosi esperti, quale Anna Maione Università Cucina Mediterranea, Luisa Crisigiovanni direttore Altro Consumo, Valeria Riccardi, rappresentante per la Campania.
Anche io faccio parte del team Altroconsumo e nel preparare il mio intervento mi sono proposta di raccontare alcune particolarità su questo alimento che è la sveglia del mattino.

Pensate le bevande più usate nel mondo sono il te e il caffè!L’una ricorda la civiltà orientale, le Indie, la Cina, il Giappone con antichi rituali nel fluire del tempo e ridesta la mente alla riflessione alla concentrazione,è un vero sorso di tranquillità, l’altra riporta al frenetico Brasile, ai Tropici,alla Napoli Loquace e come afferma il noto scrittore Marcello Veneziani “sedersi al caffè al sud è l’espressione più alta di magnificenza e sovrabbondanza, perché si spreca il bene più prezioso…il tempo.Il caffè è uno sfizio amaro per digerire il mondo”.

Personalmente lo definisco la star partenopea, la bevanda più amata, la pausa irrinunciabile in diversi momenti della giornata specie al mattino! Scrolla dal torpore spinge all’azione, si prende spesso in piedi, è un rito da non tradire mai. Il tavolino da caffe’ diventa il palcoscenico in cui questo culto si celebra e gli attori sono tanti: gli intellettuali, i filosofi, gli amanti dell’ozio, del pettegolezzo, i curiosi degli avvenimenti del quotidiano. Bisogna soffermare il pensiero al momento in cui la nera amarezza del caffè è mitigata dal far ruotare il cucchiaino contenente lo zucchero che sparge bianchezza e che ha ispirato la famosa canzone di Capaldo e Fassone” tazza ‘e café parite”: sotto tenite ‘o zzuccaro, e ‘ncoppa, amara site… Ma i’ tanto ch’aggi”a vutá, e tanto ch’aggi”a girá…ca ‘o ddoce ‘e sott”a tazza, fin’a ‘mmocca mm’ha da arrivá!… La storia di questa bevanda si perde nella “notte dei tempi”, tanto varia, sfuggente e antica è la sua origine.

Nella Bibbia (primo libro dei Re), David porta come dono di conciliazione “dei grani abbrustoliti”, cioè dei chicchi di caffè e nell’Iliade Elena aggiunge l’amara bevanda al vino per asciugare le lagrime degli ospiti. Nelle antiche leggende arabe si legge che Maometto, colpito improvvisamente dalla malattia del sonno, viene guarito dall’Arcangelo Gabriele con una pozione nera mandatagli da Allah, appunto il caffè, che gli permetterà non solo di recuperare subito forza e salute, ma di essere in grado in breve tempo di disarcionare quaranta cavalieri e amare altrettante donne.

Nel XIV secolo inizia una progressiva invasione del caffè in Arabia, Egitto, Siria, Turchia e cominciano le prime testimonianze scientifiche sulla sua bontà e sulla sua capacità terapeutica, ricordiamo Avicenna, medico persiano, nel suo ‘Canone di medicina’lo prescrive come medicamento.Nel XVI secolo alcuni imprenditori introducono il caffè anche in occidente e, di fronte alla crescente richiesta e alle conseguenti spese e ingenti tasse,pensarono di trapiantare il caffè in altre parti del mondo. così fecero gli Olandesi a Giava, i Francesi in Martinica e nelle Antille e, successivamente, gli Inglesi, gli Spagnoli e i Portoghesi in Africa, Asia e America. In India pare ci sia arrivato grazie ad un pellegrino che, recatosi alla Mecca, trafugò sette semi di caffè.

Ma non bisogna dimenticare l’importante funzione del Bar per il consumo di tale bevanda. In Italia nel 1570 i Veneziani scoprirono per la prima volta l’aroma forte del caffè, grazie al medico botanico Prospero Alfino, che in Egitto aveva scoperto la bevanda “di colore nero e di sapore simile alla cicoria”,e la fece conoscere ai suoi concittadini, inizialmente come medicinale, ma presto utilizzata nella sua funzione di piacevole bevanda e, nel 1683 in Piazza San Marco, fu aperta la prima “bottega del caffè”.Verso la metà del ‘700 in tutta l’Europa e in America ormai si beveva caffè. Furono i Turchi Ottomani che fecero conoscere in Occidente il caffè, servendolo a tavola, definito, infatti, anche ‘Vino d’Arabia’ o ‘Vino dell’Islam’.

A tale gustosa bevanda fu intitolato il primo periodico italiano, “Il Caffè”, fondato da un illustre gruppo di illuministi lombardi, i fratelli Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria e altri membri della “Accademia dei Pugni” che trattarono argomenti scientifici, artistici e sociali. Anche presso i Turchi il caffè era legato all’attività intellettiva, tanto che le prime caffetterie erano chiamate ‘scuole delle persone colte’ o ‘scuole del sapere’. In Italia la Chiesa combatté l’uso di andare al bar, definendolo “luogo di perdizione” ma il Pontefice, Clemente VII volle provare la “bevanda del diavolo”, prima di condannarla e ne fu sedotto a tal punto da impartire immediatamente una benedizione, battezzandola “bevanda cristiana”. A Napoli c’era un’usanza molto curiosa: quella del ‘caffè sospeso’ in omaggio da chi poteva permetterselo verso chi non aveva tale possibilità, attualmente questa generosa abitudine è stata ripresa.

Potrei ancora raccontare tantissime curiosità come ho fatto durante il mio intervento alla Torrefazione Maresca a Piano in Via Bagnulo, un luogo che raccoglie la storia della Famiglia Maresca che dal 1848 produceva caffè con metodi artigianali. Michele Gargiulo, quinta generazione della famiglia, ha ereditato tutta la passione del nonno Giuseppe e con orgoglio narra del tempo quando si veniva presso la torrefazione per acquistare il caffè crudo che, successivamente, veniva tostato direttamente a casa, in antichi tostini o “ abbrustulaturi”, poi. macinato ed era pronto per essere infuso con la classica caffettiera napoletana.
Abbiamo avuto il piacere di un assaggio della tazzina di caffè napoletano Maresca qualità oro che unisce il dolcissimo Santos “fancy supremo” con il Guatemala d’altura, il forte arabica, il gustoso Colombia con il pregiatissimo ed eccellente Maragogype, tutto sapientemente tostato a legna secondo antichissimi metodi.

Cecilia Coppola